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Tra leggenda e preistoria: ecco la zinzulusa

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La costa salentina, rocciosa e frastagliata, è ricchissima di cavità e grotte naturali plasmate dagli elementi e custodi di una storia antichissima.

Tra le più famose c'è la "Grotta della Zinzulusa", poco più a nord si Castro, una cavità all'apparenza oscura che si apre su un profondo mare turchese, in un contrasto cromatico incantevole.

Tracce storiche

La "Grotta della Zinzulusa" risale a circa 20.000 anni fa in base ad una stalagmite alta un paio di metri in essa presente, e questo è testimoniato da numerosi reperti rinvenuti, memoria della presenza dell'uomo sin da epoche antiche: sono stati ritrovati grattatoi e bulini preistorici, lame e manufatti in osso risalenti al Neolitico, senza dimenticare i resti dell'orso speleo, specie che risale addirittura al Pleistocene.

Fu scoperta alla fine del 1700 e usata dagli abitanti di Castro per estrarre il guano dei pipistrelli da usare come fertilizzante, fino a che questo si esaurì, anche se nelle cavità più oscure e inaccessibili ancora vivono colonie di chirotteri.

Ma come per tutti i luoghi incantevoli, anche la "Grotta della Zinzulusa" è ammantata di leggende, come quella dell'avaro barone di Castro che privò la figlioletta dei beni essenziali perché da lui considerati superflui. Ma la fata regalò alla piccola un nuovo vestito e fece volare via i suoi vestiti laceri che giunsero fino alla grotta nelle cui profondità il crudele padre fu imprigionato.

Il percorso nella grotta

Alla grotta vi sia accede solo dal mare oppure percorrendo uno stretto sentiero scavato nella roccia quasi a pelo d'acqua.

Oltrepassata la scalinata e giunti alla conca, si accede al "corridoio delle meraviglie", una splendida galleria carsica dove si trova il "Trabocchetto", specchio di acqua limpida e dove spiccano quelle stalattiti e stalagmiti che hanno dato il nome alla grotta: sembrano infatti "zinzuli" che in dialetto locale indica stracci appesi.

Il "duomo", cavità con colonne di calcare, pone fine al corridoio e alla parte emersa della grotta, in quanto la seconda parte, il "Cocito", è sommersa. Ed è proprio in questo che vivono ancora esseri morfologicamente primitivi, pallidi e fragili, che si sono adattati all'ambiente particolare della grotta come gamberi semiciechi, i mysidacea e crostacei endemici.

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