Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.dalle 9.30 alle 19.00 dal Lunedì al Venerdì

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È difficile restare fermi sulle note di una musica tamburellante e incalzante, fatta di strumenti e voce, tanto semplice quanto coinvolgente: è la taranta, una musicaantichissima che ha catturato nel tempo talmente tante persone che ne è nata una nottemagica che la sublima e la omaggia in maniera spettacolare.

Il concertone

A Melpignano, splendida cittadina a circa 26 km da Lecce, infatti si conclude un tour che tocca tutti i paesi della Grecia salentina, dove ancora resiste l'antico griko: la cittadina viene raggiunta da almeno 100.000 persone l'anno per riunirsi davanti al palco del concertone e ballare ininterrottamente.

Il 26 agosto del 2017 la "Notte della Taranta" compie vent'anni e la direzione è stata affidata al vincitore di Sanremo 2011, categoria giovani, Raphael Gualazzi brillante musicista di Urbino.

Il mastro concertatore ha deciso di dare una impronta internazionale a questa notte, con l'intento di fondere generi musicali diversi come il jazz: non sorprende dunque abbia scelto come ospiti internazionali l'elegante Suzanne Vega, il sassofonista Tim Ries, la cantante canadese- israeliana Yael Deckelbaum ed infine il percussionista di origini cubane Pedrito Martinez.

La "Notte della Taranta" sarà la musica dei popoli quest'anno, un connubio di musiche diverse e di terre lontane con la finalità di portare un messaggio di pace e di amore in un periodo così gravato da grandi tragedie.

La nascita del mito: Lu Sule, Lu Mare ...e la Taranta

Il cosiddetto tarantismo nasce nel Medioevo quando chi veniva morso dalla tarantola veniva colto da vere e proprie crisi e convulsioni che potevano essere curate solo dalla musica dei violini, dell'organetto e dei tamburelli che incalzavano sempre più e che duravano anche per giorni, fino alla guarigione.

In quel momento il risanato si alzava e cominciava a danzare calpestando idealmente il ragno che l'aveva morso; erano le donne le più colpite, in quanto erano loro che si recavano ai campi durante la mietitura per raccogliere il grano.

Questo che sembrava essere un rito pagano, fu cristianizzato dalla Chiesa che lo legò al culto di San Paolo che non a caso sopravvisse al letale morso di un serpente.

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