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Il Salento tra sacro e profano. Storie di santi, miti e leggende

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Il Salento, penisola protesa verso l'Europa orientale, è terra di santi, ma anche di miti e leggende legati alla sua storia millenaria.

Risale ai primordi del cristianesimo il culto Sant'Oronzo, che evangelizzò l'area durante il I secolo e che è patrono di Lecce e di diversi altri comuni della provincia.

Ma il culto del Santo Patrono leccese è coevo a quello di Sant'Irene, la ragazzina che resuscitò il padre che la teneva prigioniera, e di poco posteriore  alla venerazione per San Leucio, il primo vescovo di Brindisi che compì il miracolo della pioggia dopo un lungo periodo di siccità. 

E' difficile distinguere nelle storie delle loro vite la realtà dalla leggenda: essi furono tutti protagonisti di imprese straordinarie, mentre per Santa Benedetta, suo marito Vitale e i figli Alfio, Filadelfo e Cirino, vissuti a Vaste, l'unica certezza è che furono martirizzati durante la persecuzione indetta dall'Imperatore Massimino (III secolo).
Con il trascorrere dei secoli il Salento continuò a essere terra fertile per la fede e qui nacquero santi in grado di "volare" come San Giuseppe da Copertino, che durante le estasi mistiche si sollevava da terra, o operarono personaggi come San Bernardino Realino che divenne patrono di Lecce quando era ancora in vita. 

Eppure in questo territorio dove la santità è quasi di casa - sono infatti più di trenta i venerabili, i beati e i canonizzati di quest'angolo di Puglia - sopravvivono usanze e tradizioni che si riallacciano a miti pagani.

Così durante il periodo della quaresima si possono vedere ancora su alcuni balconi fantocci vestiti di nero che rappresentano la Caremma, il periodo di astinenza e digiuno. Sono poggiati su un'arancia infilzata di tante penne quante sono le settimane di quaresima e a Pasqua vengono sparati in aria con un mortaretto.
Romantico e triste, invece, è il mito legato a Punta Meliso e Punta Risola sulla costa di Santa Maria di Leuca. Si narra, infatti, che una perfida sirena vide i due innamorati Melisso e Aristula abbracciati sulla riva del mare e li uccise scagliando i loro corpi da parti opposte. La dea Atena, impietosita, li pietrificò affinché potessero vedersi in eterno.

 

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